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      TESKEY BROTHERS (Run Home Slow) ••••

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  Recensione del  24/09/2019                 
    

I fratelli australiani Josh e Sam Teskey (voce e chitarra), dimostrano di avere personalità al secondo disco Run Home Slow, un ulteriore scalino, non troppo stabile per come vanno alla ricerca di variazioni strumentali e orchestrali rispetto al folgorante esordio di Half Mile Harvest, ma anche se non raggiungono il sospirato capolavoro, Run Home Slow sa farsi valere.
L’impronta anni ’60 e ’70 è ancora decisamente marcata ed è la spinta ad andare avanti sia tra Let Me Let You Down sia quando lo spirito di Otis Redding comanda le pregevoli ballate di Carry You e Rain, molta carne al fuoco, mai troppa con i Teskey Brothers, nessun difetto, se non quello di lasciar il blues per strada, ma non c'è una pietanza che deluda anche quando la sezione fiati prende il sopravvento (Man of the Universe).
Tra il gospel della magnetica Hold Me e le apparizioni della chitarra elettrica (punge in Paint my Heart e Sun come Ease Me In e non ultimo, rende San Francisco talmente solare da essere in grado di ribaltare un semplice contesto di squallori di automobili e cemento).
Run Home Slow continua ad andare alla ricerca di un passato, costruendosi artificialmente una memoria che la splendida That Bird -scritta in una notte sulle sponde del Colorado River nello Utah- senza alcun intento consolatorio, alza su di un mondo complesso, ricco di accenti dolenti, sfumature e contrasti, il talento dei The Teskey Brothers.



     



 

 
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