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      ANDREAS DIEHLMANN BAND (Point Of No Return) ••••

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  Recensione del  03/09/2019           
    

Il talento di Andreas Diehlmann non soffre di alcun afflosciamento, il dolce incedere dell’iniziale You Are My Woman è come un soffio prolungato di blues & rock che si potrebbe credere essere il mormorio della brezza di Point of No Return, soave, passa, lasciando indelebili tracce, sull'anima profondamente scossa della chitarra e coi fedeli compagni di corsa (Volker Zeller, basso e Tom Bonn, batteria) a compattare il tutto.
Ebbene si, l’Andreas Diehlmann Band non sbaglia un colpo, Point Of No Return e Long Forgotten Nightmare sono le giuste vibrazioni prodotte da quella linea autoriale classica nel blues/rock che fanno vibrare il disco di quegli accenti particolari che in definitiva ne costituiscono la cifra espressiva, e dall'altra e tutto un vorticare d'emozioni chitarristiche autentiche, fortemente sensuali, avvicinate alla fisicità piena di un corpo vero, perché senza «maschera» (muscolari sia Sweet Mama e Deadman Walking, la piacevole scossa di Nothing The Blues e Here Comes The Rain, una degna cover di I'm A King Bee di Slim Harpo, swamp blues dal 1957).
E poi una ballata come Don't Go, un riflesso di inventiva che rimbalza come in un labirinto di specchi tra le mani di Andreas Diehlmann, disegna le dimensioni e le distanze di Point of No Return.
Una casa che tutti dovrebbero provare a frequentare.



     



 

 
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