Cerca Recensioni
      ALLMAN BETTS BAND (Down To The River) ••••

                     Versione per la Stampante
 


 
 
  Recensione del  24/07/2019                       
    

Un incontro lo scorso anno tra Devon Allman (figlio di Gregg Allman) e Duane Betts (figlio di Dickey Betts, spalla chitarristica di Duane Allman, e fratello di Gregg) è stato utile a disegnare un'altra faccia del mito della Allman Brothers Band.
Solido come un mattone il debutto della Allman Betts Band, sorprendente per come si avvicina al rock sudista classico anni ’70, Down To The River è come un'enorme roccia lavica vecchia di decenni che si erge nel mezzo del mito Allman Brothers Band: un luogo difficile da avvicinare, un labirinto di anfratti, cunicoli impenetrabili per chi non è all’altezza, ma l’energica All Night spazza subito via ogni dubbio.
Una goduria elettrica per tutti gli ‘ammalati di rock’: a sentire la bellezza sprigionata da Shinin' e Try, come vampiri, si ha continuamente bisogno di berne e la sindrome del tempo andato ci attanaglia e il nostro angolo di visuale sul mito sudista anni ’70 non è falsamente limitato.
Down The River seduce, invita al piacere dell'inebriante vertigine dello sfogo pulsionale alle chitarre della strumentale Autumn Breeze di 8 minuti e sa colpire anche nelle ballate (Down To The River, Good Ol' Days e lo splendido omaggio al piano di Allman allo scomparso Tom Petty, con una gran versione di Southern Accents).
E dunque: equilibri di forze, spinte di pieni al rock in Melodies Are Memories e di vuoti, ma solo per sfidare pericolosamente la gravità dei ricordi, verso l'alto o il basso, e quello della conclusiva Long Gone è un tempo implacabilmente graffiato.
E un tempo che implacabilmente graffia sul corpo, lascia il suo segno per come coinvolge Testa Cuore e Immaginazione.



     



 

 
Foto Gallery
     
     
   
2004-2019©   PRIVACY POLICY
 

CONTATTI / INFORMAZIONI

 
 
SCRIVI ALLA REDAZIONE