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      LICK CREEK (Too Damn Country) •••½

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  Recensione del  16/07/2019                 
    

Il lento incedere tra le catene nell’intro di The River aprono ad uno spirito sudista di forte impatto in Holy Water: un connubio tra corpi come campi di guerra da ri-proporre senza (s)truccarli con un simbolico messaggio, bel modo di aprire Too Damn Country!
Ma tutto svapora per riproporsi solo in Big Dogs e svapora di nuovo ... alla fine non è certo un male, i Lick Creek (band formata nel 2013, un EP nel 2017) preferiscono Arredi country e ballate sulle quali disegnare melodie in zone identificazione campestri chiare.
Too Damn Country quindi passa da See You Again a Anna Lynn, e se le chitarre elettriche sono soverchiate da mandolino e violino, conta poco, il contenutismo agreste ha il suo fascino nella pedal steel di Crazy Things con una Mississippi a mostrare bagliori elettrici pronti a svolgere un ruolo attivo, anche quando può sembrare vengano ignorati dall’aria ruspante di sottofondo.
Restano Too Damn Country, bella danzerina e la piacevolezza di Radio On, e i Lick Creek sono lì a far vedere altri mondi, altri percorsi possibili anche ai nostri sentimenti bucolici.



     



 

 
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