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      TYLER STEPHEN MCCOLLUM (Backbone) •••½

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  Recensione del  04/07/2019                 
    

La famiglia McCollum si allarga, dopo Parker più incline al country/rock, adesso tocca a Tyler Stephen esordire con Backbone a ricreare il tono caldo e semplice del quotidiano texano.
Time Machine e Learn to Fly mostrano che il ragazzo si muove con disinvoltura nell’americana, melodie orecchiabili, radiofoniche ma non banali, fatte di fughe e controfughe chitarristiche, tentativi di aprire gli spazi ben segnati nel mercato texano e Backbone ha buone possibilità di superarli.
Nelle ballate No Words e Passin' through tutto è ben calibrato tra americana e profumi country, poi ci sono gli sbalzi di Mary, impennate da rocker, e una Crockett, Tx che mostra come Tyler Stephen McCollum non costringe l’ascoltatore di continuo a tornare su passi conosciuti.
Riassorbe la tradizione cantautorale texana e non la smorza in passaggi prevedibili con le interferenze della chitarra in Evelyn Roy e la piacevole chiusura di Uk Cocaine Blues dove mostra di avere la stoffa dura, di quelli che chiudono con certezza e col proprio stile, tutti i bordi di Backbone.



     



 

 
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