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      SOUTH AUSTIN MOONLIGHTERS (Travel Light) ••••

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  Recensione del  19/06/2019                 
    

Band texana in giro dal 2011 (3 dischi in cascina) sotto la produzione di Anders Osborne tornano con Travel Light, suono nell’Americana e nel roots tipico texano con armonie corali da ottimi musicisti, suono fresco e coinvolgente, Fender stratocaster e la bellezza che sprigiona Feels Like Home si porta con sé una certa poeticità, come se qui l'occhio dei South Austin Moonlighters riuscisse a soffermarsi e a scandagliare in profondità nella Storia.
Quella di Lonnie Trevino Jr., Phil Hurley, Daniel James e Chris Beall, di persone diverse, mariti e genitori abili a visualizzare in note il filo delle loro vite, trama, sottile impalcatura che sorregge il mondo di Travel Light, esso è animato, si muove di per sé, si arrampica su per il corpo di Travel Light, Carry Me On e Nowhere Left to Run, tra piccole città e donne perdute.
Le ballate come Cartersville Rain e Born Lucky non appaiono svuotate internamente di energia, ombre introspettive anche in Machine Gun Kelly ma quando entra la luce della chitarra se ne percepisce la consistenza, rivelano che Travel Light ha una propria forza, a oscillazioni di sentimenti e di propositi che vibrano nel mondo chiuso di Dug Down Deep e nella intensa chiusura di Find the Cost of Freedom (Daylight Again).
Uno di quei dischi ‘utili e necessari’, fluidissimo e febbricitante nel modo in cui occupa lo spazio di quella piccola-grande casa che è Travel Light.



     



 

 
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