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      JUSTIN TOWNES EARLE (The Saint Of Lost Causes) ••••

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  Recensione del  14/06/2019                 
    

Parlando dei diversi volti dell’America, introspettivo, tetro e profondo, nel suo procedere non troppo quieto, The Saint of Lost Causes ha gli accenti mesti dell'innocenza perduta ma č condotto nelle origini del country/blues, Justin Townes Earle aveva bisogno di sguardi nuovi, come di queste boccate di musica 'pura', emozionante.
Armonica, chitarre, l’aria che si respira verso la New Orleans di Ain't Got No Money č salutare, e come dimostra il veleno degli oppressori nella West Virginia di Don't Drink The Water o quelli che si respirano in Flint City Shake It, il melodramma in sé ha molte facce e a seconda dell'influenza si trasforma tra blues e rockabilly/country (piace Pacific Northwestern Blues).
Ahi Esta Mi Nina e Talking To Myself mostrano come il lavoro di Justin Townes Earle non si sfilacci in mille direzioni, le melodie mutano, si spostano, si spalleggiano e muovendosi scandiscono l'evoluzione di The Saint of Lost Causes (la working class di sogni che mai si realizzeranno nelle altre ballate Frightened by the Sound e Over Alameda sono ben equilibrate).
Nota di merito alla storia cruda della splendida Appalachian Nightmare, č la luce in cui č bagnato tutto The Saint of Lost Causes.



     



 

 
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