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      HAMISH ANDERSON (Out Of My Head) •••½

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  Recensione del  20/05/2019                 
    

Australiano, Hamish Anderson 3 anni dopo il luminoso esordio di Trouble torna con Out of My Head, un disco che si muove a largo raggio tra blues e soul, americana e sapori rock, insomma catalogarlo non è semplice.
Ci sono ballate e arcigne miscelazioni col rock (in questo caso lo aiuta le percussioni di Johnny Radelat che suona per Gary Clark Jr., e Hamish Anderson lo ha affiancato come ‘opener’ del tour in Australia), si dividono la scena densa di rapporti sociali alienati alla radice, dominati dalla logica spietata e brutale del profitto, del potere, e coi sentimenti osservati sullo sfondo del mondo che lo/ci circonda, dove il deciso uno-due iniziale (No Good e Breaking Down) sembra muoversi tra i vicoli in salita di una grigia metropoli.
Ma Hamish Anderson scopre lentamente nuove arterie, in un attraversamento dello spazio melodico di stili diversi che si «aprono» nelle ballate come Damaged Goods o elettrificate al momento opportuno (What You Do to Me, The Fall e Out of My Head) lasciando segni urbani del passare del tempo rock in You Give Me Something e World's Gone Mad.
Un percorso intrigante che nel finale di Out of My Head produce trasparenza del talento di Hamish Anderson, da You Really Know What Love Is e Dark Eyes affiorano parvenze che solo il ricordo può rafforzare e dotare di significato.
Ballate nostalgiche che barcollano sulla forza interiore di Out Of My Head.



     



 

 
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