Cerca Recensioni
      MARC AMACHER (Roadhouse) ••••

                     Versione per la Stampante
 


 
 
  Recensione del  15/05/2019                 
    

Sgorga blues tra le alpi svizzere, con un passato da vincitore di un talent show tedesco (altro che le pagliacciate nostrane) il blues-rocker Marc Amacher ha registrato il nuovo disco in un ristorante che ha chiuso i battenti, ma essendo ubicato dove è cresciuto, lo ha convertito in uno studio di registrazione e in una ventina di giorni ha scritto e inciso con la sua band, Roadhouse.
Armonica e passo grintoso, voce rasposa, Roadhouse apre percorsi pregni di grumi di aspra intensità e non si dirada facilmente, non si stemperano tra Kid e Jack Driver, blues e rock sono pronte a confondersi nuovamente in quel continuum musicale monocromatico, ma affascinante come Valley of Tears, anche quando variano dal pulsare minaccioso all'incalzare prepotente del blues, con sonorità sempre avvolgenti anche quando punta leggermente i piedi (Ride On e Smoke Stack Lightning), i filamenti elettrici sono sempre ben amalgamati alle percussioni e alla melodia.
Death Letter e Open Window ne riprendono lo stile, allargandone la portata, rock solido e muscolare, con l’armonica a rimpolpare Down with the Blues e Bluesman, un equilibrio tra questi due poli si rivela stabile e lontano dall’essere precario, per Marc Amacher (ascoltare i 6 minuti finali di What She Say) è un territorio da saggiare, da guardare nell'atto di farne conoscenza.
Val la pena iniziare a seguirlo.



     



 

 
Foto Gallery
     
     
   
2004-2019©   PRIVACY POLICY
 

CONTATTI / INFORMAZIONI

 
 
SCRIVI ALLA REDAZIONE