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      BRETT BENTON (You Got to Pray) •••½

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  Recensione del  15/05/2019                 
    

Dall’Alabama al Mississippi, cresce in una famiglia con la predilezione per il blues, la strada segnata per Brett Benton al disco di debutto (un Live e un Ep in passato sono serviti a rodarlo), in You Got To Pray tutto è limpido, fluido, blues viscerale da Last Time al delta blues ipnotico di I Got A .45, Brett Benton sembra avere idee chiare su dove andare a parare.
Gira attorno a quel nucleo musicale trovando sempre il bandolo per svilupparlo, dando così vita a momenti niente affatto interlocutori nella ballata di Murder Creek e la deliziosa Hard Love.
C’è sempre un sano dinamismo (I’Ve Been Runnin e nell’unica cover, Kokomo di Mississippi Fred McDowell) la vena accesa del blues continua a rompere gli argini e creare parentesi nel Mississippi con Hey Baby e lasciando la chitarra slide libera di spaziare in Alligator, dove compare Cedric Burnside alla batteria.
La giusta compagnia per spremere gli ultimi succhi residui di un bel disco, You Got To Pray.



     



 

 
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