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      CABOOSE (Hinterland Blues) •••½

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  Recensione del  08/04/2019                 
    

Tra Berlino e Benevento, esistono storie che partendo da una dimensione «minore» o provinciale come Benevento, possano arrivare a una certa universalità passando dalla metropolitana di Berlino dove Louis De Cicco (chitarra e voce) ha iniziato a suonare e tratteggiare la linea dei Caboose (il nome arriva da un vagone di un treno merci tipicamente americano).
Un Ep nel 2018, la partecipazione come ‘duo’ all’International Blues Challenge, manifestazione che si tiene ogni anno a Memphis in rappresentanza della Mojo Station Blues Society: lodevole risultato, ahimè rinunciando alla vera anima blues dei Caboose, ovvero l’armonicista Biagio Daniele, scelta alquanto discutibile ad ascoltare Hinterland Blues.
Lo ‘Stato’ e la burocrazia opprimono, le opportunità svaniscono, Land of No Return inizia a descriverlo questo scenario cupo di cui si possono leggere giustapposte analisi, intrecciate assieme e talvolta distinte (They Call Him Poet e la cover di Mississippi Fred McDowell, Freight Train Blues, dove sono le tonalità agresti a solleticare lo spirito folk/blues).
Restano un intrico di sentimenti torbidi e di pulsioni «sporche» nel mississippi blues da nascondere sotto la superficie della cronaca quotidiana, e sono quelle che convincono di più (alquanto acide in Suicide Song, Hinterland Blues e Landslide).
Il blues lo portano avanti fieri i Caboose, aggiungendo segmento a segmento in Our World, volume a volume, sfumatura a sfumatura in BloodHound, ritocco a ritocco.
Un disco a godimento attivo e passivo, utile a stimolare una riflessione sulla triste realtà della musica italiana.



     



 

 
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