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      JAMES SCOTT BULLARD (Full Tilt Boogie) ••••

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  Recensione del  03/04/2019             
    

Il 2018 è stato un anno vitale per James Scott Bullard cantautore del South Carolina assai prolifico, tutto è iniziato da un Ep tributo a Gram Parsons nel 2015, un mito che ha pilotato The Rise and Fall of… (una collezione di canzoni rimasterizzate e incise in passato tra country&rock) pubblicato lo scorso anno e utile a raccontare la sua storia e soprattutto di Full Tilt Boogie, nel cuore dell’Outlaw country.
Un motivo valido per recuperarlo ce lo danno le chitarre elettriche, alquanto distorte e incisive nel lato oscuro del country nell’iniziale Lord, Have Mercy, James Scott Bullard parte veloce e non si ingolfa, l’alcolica Wicked Ways e All to Pieces creano possibili aperture di sguardo sul country fuorilegge tutto sudore, chitarre, rock e melodie schiette e dirette che contemporaneamente non negano le vie d'uscita, ritornare indietro ai classici della tradizione country per nutrirsi.
Rendono il passo da Honky tonker di Hey, hey Mama e Warpath vitale, tale da conservare, sotto la scorza dura, qualcosa di estremamente piacevole anche quando attraversa il Lone Star State di una splendida Jesus, Jail, or Texas, James Scott Bullard si muove intorno all'idea di un Country anni '70 non perdendola mai di vista, e sviluppando la ricchezza di Full Tilt Boogie col rimanere in questo «spazio circostante» in Evil lovin' e The next Tear.
A Back to You la degna chiusura, nella quale i luoghi «domestici» di James Scott Bullard sanno come colpire la nostra distrazione e aprire agli incanti di un vero Outlaw Country Man.



           



 

 
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