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      LONG RYDERS (Psychedelic Country Soul) ••••

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  Recensione del  07/03/2019             
    

Il disco che avrebbero voluto incidere alla fine degli anni ’80, tutto vero, son parole di Sid Griffin una dei tre singer-songwriters dei Long Ryders (il resto della band è composto dal chitarrista Stephen McCarthy, il batterista Greg Sowders e il bassista Tom Stevens) che dopo 3 decadi trovano qualcosa che li soddisfi pienamente.
Psychedelic Country Soul dà una lucida idea del suono della band, americana, solido rock e dolci influenze country, si ritrovano, si confortano, si urtano tra le raggianti Greenville e Molly Somebody, i Long Ryders si mostrano affamati di vitalità e stanno bene attenti a non ingabbiare un talento pulsante e vivo in All Aboard e tra l’armonica che spinge la deliziosa Gonna Make It Real.
Non è vero che il meglio lo danno nelle acque tumultuose del rock, un fiume in piena in What the Eagle Sees, c'è da soffermarsi sul bell’omaggio allo scomparso Tom Petty con Wall, sul modo in cui restituiscono il corpo del country affidato alla chitarra steel nella ballata magica di California State Line, e poi i Long Ryders sanno come rendere l’immobilità movimento ascoltando Bells of August.
I 6 minuti di Psychedelic Country Soul chiudono alla grande una vera sorpresa.
In Toto le héros film di Jaco Van Dormael si affermava ‘Invecchiare è brutto, ma pare la maniera migliore per non morire giovani’, se poi ci infiliamo la musica, tutto (ri)torna.



     



 

 
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