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      HAT FITZ & CARA (Hand It Over) ••••

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  Recensione del  17/02/2019                       
    

Il quinto album dei coniugi Hat Fitz & Cara ha una sua autonomia, un suo passo nel blues, un suo statuto formale nella ballata folk con leggeri impasti country, una sua dominante nella chitarra slide e una vera e propria aura irriducibile che si eleva dalla splendida ballata iniziale di Step Up.
La voce di Cara va a costituire un campo di forze in grado di interagire con la soggettività della melodia sprigionata dalla chitarra di Hat Fitz che in City Lights entra negli aspetti della realtà contemporanea e ci aiuta a comprendere entro quali binari potrà andare evolvendo Hand It Over.
Il suono graffia in Hold On e Harbour Master, la voce di Cara è lì ad articolare la melodia e a dare smalto ai testi, le parentesi che si sviluppano alla foce del suono dal Mississippi sono magnetiche, e il loro sviluppo è spesso notevolissimo per capacità di annodare i fili del blues in Adhd.
Hat Fitz & Cara illuminano le ballate finali, da Under Wing a Painters Guitar, al banjo che macchia la dolcezza di Unbound, come specchi moltiplicano aspetti, reazioni, modi di essere altri da quelli forniti al primo ascolto.
Il blues compreso e compresso in queste direttrici, si ritrova nella moltitudine di interessi che suscita Hand It Over.



     



 

 
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