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      DIEGO POTRON (Winter Session) •••½

                     Versione per la Stampante
 


 
 
  Recensione del  12/02/2019             
    

Diego Potron si allontana dal recente passato, quello ruvido coi Dead Man's Blues Fuckers, sceglie atmosfere intime, elettro/acustiche tra folk e dark americana, appaiono da Blind Sisters' Home come un movimento di macchina su dolly che scende e avanza dentro una gabbia vuota verso l'oscurità dello sfondo.
Ma si ode, distorto, un lento ruggito.
Risalta nella scelta di questo OneManBand, batteria al piede, chitarra, non disdegna la cigar box, e poi la voce in grado di condurci in territori desolati, selvaggi, con personaggi difficili da definire, Winter Session sa raccontare attraverso storie, anche grottesche, ferite dal suono della chitarra (The Hole on the Heart of the Sun, Saint Mary e Poor Boy) di come sia possibile sopravvivere al vuoto e alla solitudine grazie alle piccole cose ancora capaci di emozionare, e che Diego Potron non esita ad esibire, senza curarsi se suonano poco romantiche e troppo intellettuali.
Detour a Death Comes to Your House fino a Song for Willy Bungler, mostrano l’andare di Diego Potron costantemente al di là della melodia per provare a comprendere ciò che è 'interno' alla melodia, il suo senso più 'profondo' che coincide, enigmaticamente, proprio con la 'superficie' di Winter Session.
In Brianza c’è qualcosa che vale la pena scoprire.



     



 

 
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