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      HILLSTOMP (Monster Receiver) •••½

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  Recensione del  30/01/2019                 
    

Lo spazio sonoro del duo degli Hillstomp non resta chiuso al ‘dirty blues’, non c’è mai stata assenza di mobilità nei loro dischi, delta/swamp blues, punk-rock, Henry Hill Kammerer è sempre stato predisposto a una sorta di sperimentazione bucolica, e al sesto disco mostra come chitarra e banjo si possano dividere la scena di Monster Receiver.
Hagler porta il Mississippi al centro del loro fare musica, un blues pronto a cambiare ritmo, a diventare arcigno e spigoloso, ma The Way Home infila i primi rimandi rurali, ma non è un rifugio molle, una conchiglia dove tutto si ottunde, è li che si apre Angels e la dolce ballata di Dayton Ohio e tutto torna a girare mentre impastano, in modo armonico, pedal steel e malinconia.
Nel ripetitivo refrain di Comes a Storm, Lay Down Satan e di Snake Eagle Blues, chitarra e percussioni sono due parti diversamente scandite nel ritmo e tuttavia speculari, Goddamn Heart sembra immersa in umidi paesaggi notturni del Sud Americano, cadenzata dai riflessi dell’armonica sull'asfalto bagnato dal blues, e trova come farsi valere anche Pale White Rider.
La scena campestre finale di I'll Be Around fa capire che se il vostro fine sono gli universi poetici e le costanti tematiche, allora non siete proprio nei guai ma le gradite sorprese di Monster Receiver sono ben altre.



           



 

 
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