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      K.C. HARRIS (Songs From A Young Contrarian) •••½

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  Recensione del  30/01/2019                 
    

K.C. Harris nato a Jacksonville, North Carolina dopo un interessante esordio nel 2017, con la nuova vita a Nashville ha trovato modo di stupire se stesso e Songs From A Young Contrarian è una diretta conseguenza, un disco dove la memoria dell’american music brucia, sa subito dare una forma compiuta nell’iniziale We'll Figure It Out (Or We Won't), un sound arioso, rock e radici nell’americana, chitarre presenti e l’armonica fa il resto.
Prosegue senza intoppi in Meet Me In The Bottom e bisogna ammetterlo, possiamo accontentarci del fatto che bruci nel delizioso solo chitarristico di You're Making It Real Hard e nell’altra ballata, Come My Way, e invitano quasi a lasciarsi scivolare le noie quotidiane di dosso, senza perdere le forze, assumere quel groviglio di emozioni e sentimenti che sgorgano da ricordi in note che oscillando tra la vita e i timori e presentimenti del presente, rafforzano Songs From A Young Contrarian.
Canzoni che non tendono pericolosamente a debordare verso qualcosa di profondo, ma punti rimarchevoli ce le hanno un po' tutte, anche Another Dead Songster, non ci sono segnali, qualche esca che ci fa sospettare che non tutto filerà liscio, When I Looked Out This Morning e You Should've Known (From The Last Time) hanno le giuste tonalità melodiche, ne troppo buie o troppe luminose, non si rischia di non distinguerle bene e di sbattere la testa da qualche parte, l’armonica fa breccia ed è facile seguirla.
Ulisse viaggiava (forse) per ritrovare la propria casa, K.C. Harris sembra averla trovata.



           



 

 
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