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      LAYLA ZOE (Gemini) •••½

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  Recensione del  22/01/2019                 
    

Gemini per lo più scava nel blues/rock, ed è quello che lo rende interessante, lo ripulisce senza bruciare le tracce del passato di una decina di album, lo fa attraverso un doppio disco, Fragility e Courage, due facce utili a esplorare sentimenti, emozioni, rabbia, amore.
Il primo disco mostra tutta la carica della voce di Layla Zoe, si prende lo spazio necessario in She Didn't Believe e The Deeper They Bury Me, la chitarra slide la accompagna nel torbido blues acustico di She Didn't Believe e l’elettrico accenna la sua presenza solo nella ballata di Turn This Into Gold, piccole perle come The Good Life che segnano anche una ricerca di un linguaggio, lontano dall’omologazione, per un accumulo di ballate che galleggiano come vischiosi e imprendibili collanti col rock del secondo disco.
Weakness ce lo fa respirare attraverso suoni e immagini che vengono da una fascinazione percettiva diretta e che trovano poi un'immediata collocazione concettuale in Gemini, Dark World e Ghost Train sono brani che non sopravvivono al tempo solo quasi per inerzia, intorno alle quali si va tessendo via via il disegno seppur a tratti complesso di Layla Zoe, ma quando si espone all'imprevisto del rock spazza via piccoli difetti, aiutano in questo senso l’inarrestabile Bitch With The Head Of Red, Automatic Gun e il lungo solo chitarristico di White Dog.
La musica di Layla Zoe è per chi ama un viaggio privo di approdi sicuri e definitivi.



           



 

 
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