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      AMANDA FISH (Free) •••½

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  Recensione del  30/10/2018                 
    

A Kansas City i primi passi nel 2012, un interessante album di debutto (Down In The Dirt del 2015) tante opposizioni tra blues e rock, da intendere come possibili linee di continuità per Amanda Fish, multi-strumentista con una bella voce potente, insieme di dettagli che possono aiutare a mappare il campo di Free.
Si parte con un paio di Blues dalle tinte tradizionali, ma è l’accoppiata Anymore e The Ballad of Lonesome Cowboy Bill a introdurre la concretezza della passione di Amanda Fish per il blues e per il rock, e da lì Free non si ferma, sfumandone gli esiti tra ballate nervose e arcigne virate elettriche (da Blessed a Going Down, da You Could Be a Bullet).
Amanda Fish mostra un’idea del blues di maggior forza anche in Here We Are e in The Bored and Lonely, senza risparmiarsi in quasi 1 ora di musica, i toni s’incupiscono e immalinconiscono in modo perentorio in Don't Mean a Thing, a mostrare un oculata scelta di una tavolozza timbrica semplice ma ficcante.
Il piccolo segreto (da scoprire) di Free.



           



 

 
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