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      SHOOTER JENNINGS (Shooter) ••••

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  Recensione del  31/08/2018                       
    

Shooter torna sulle tracce del movimento Outlaw country anni ’70, sembrava persosi per strade dai dubbi esperimenti (la summa nel visionario tributo a Giorgio Moroder..), invece Shooter Jennings insieme all’amico / produttore Dave Cobb e una folta schiera di musicisti (c’è anche Leroy Powell, insieme dal combo dei The .357s) incide un disco onesto, tra i migliori per come guarda nello specchietto retrovisore della sua discografia.
Spiazza nell’apripista Bound Ta Git Down, ma è quello che Shooter Jennings voleva ottenere, ad articolare gli andirivieni nella memoria del country di famiglia ci pensa il selvaggio honky tonk Do You Love Texas?, lontano dal banale, si iniziano a decifrare sfumature molto intriganti anche dalla ballata di Living In A Minor Key e nella materia visibile di D.R.U.N.K., nei vortici delle profondità dell’Outlaw country, Shooter Jennings spinge anche la magnetica bellezza di Shades & Hues.
L’assorbimento del country da parte di Shooter risulta maggiormente improntato a valorizzare l’ibridazione tra ballata e le sfumature dell’Honky tonk, la loro inevitabile coincidenza, sovrapposizione tra il gioioso divertimento di I'm Wild & My Woman Is Crazy e Fast Horses & Good Hideouts pronta a impadronirsi di uno sguardo introspettivo disposto ad allagare la coscienza di un countryman.
Non sbaglia un colpo stavolta Shooter Jennings, tra la bellezza agreste di Rhinestone Eyes e le sferzate elettriche di Denim & Diamonds non c’è nessun problema ‘combinatorio’ in cui le singole ‘tessere’ se montate in modo diverso generano significati diversi, questo è un disco che Shooter Jennings ‘sente’ con il cuore e i sensi aperti. Non capitava da tempo.



           



 

 
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