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      ISRAEL NASH (Lifted) ••••

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  Recensione del  31/08/2018                 
    

Il Texas continua a (s)travolgere Israel Nash, un moderno hippie legato allo spirito del rock anni ’60 e ’70 alla CS&Nash.. appunto, ma con l’estro di un pioniere sempre alla ricerca di nuove armonie che faranno storcere il naso a chi amava Barn Doors & Concrete Floors nel periodo d’oro di quando era ancora ‘Gripka’.
Lifted è altra cosa, un drastico riposizionamento nell’Americana con un percorso creativo (molto ricco nella strumentazione) che entra a pieno nel senso della vita e del mondo, con le chitarre in coda a Rolling On e Looking Glass, s’immerge con garbo e limpidità nella foschia emotiva ed esistenziale nelle intriganti atmosfere di Lucky Ones e Sweet Springs.
Spiritfalls ha deliziosi raggi di passeggera introspezione nel rock che non ammorbidiscono il cammino di Lifted, danno un corpo e un’anima a uno scheletro di tempo passato e anche se tutto quello che sembra opaco in Northwest Stars (Out Of Tacoma), opprimente, si fa nitido, abbagliante, preciso, netto nel fascino di Hillsides e soprattutto di The Widow.
Israel Nash non vacilla nemmeno nel finale con Strong Was The Night, prosegue, fermo, e infila la perla finale di Golden Fleeces, tessuta armoniosamente di corpi, suoni e colori che fanno pensare che il talento di Israel Nash si è arricchito e, al contempo, definitivamente fiorito.



           



 

 
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