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      TWO TIMER (The Big Easy) ••••

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  Recensione del  31/08/2018             
    

Polacchi, confermano tutte le note positive dei 2 dischi precedenti per il modo in cui suonano un blues cupo e chitarristico, legato all’armonica e al Mississippi.
Come un filo spinato che segna quasi un confine invalicabile in The Big Easy, per come impedisce la libertà di movimento in Letter To Charlie e The Jack, ma è la forza d’urto che sposta i Two Timer nel blues, lo spazio chiuso dell’armonica e della chitarra diventa lo spazio chiuso del racconto di Drinking Boogie, la Polonia oggi è un posto come un altro, di etnie mescolate, un posto dove pare succedere poco, e invece..
The Brief Song lenta e ipnotica, mentre armonia e simmetria nel blues classico sono le parole chiave per entrare in sintonia con Let It Go, The Big Easy è come un Sole la cui luce brilla ma anche se riscalda, ci si può avvicinare a esaminarlo e vale la pena: ruvida la scossa di Frenchmen Boogie, lo spazio è angusto, soffoca ma non ci sono inciampi neanche in 4 Tornadoes e Something's Missing, le chitarre vanno e vengono, escono e rientrano in scena anche nel finale con Peaceful Life e The Nile.
Una prepotente e limpida attribuzione di senso, quella dei Two Timer.



           



 

 
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