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      WILLOW CHILD (Paradise & Nadir) •••½

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  Recensione del  31/08/2018             
    

Quintetto tedesco, si chiamavano Trip Down Memory Lane e suonavano brani dei Led Zeppelin e The Doors, poi la svolta e in quel di Berlino, il disco d’esordio per i Willow Child.
Sulla voce e chitarra di Eva Kohl, insieme all’altro chitarrista Flo Ryan Kiss, liberano un coinvolgente blues/rock chitarristico e psychedelico, anni ’60/’70 che si srotola dai 6 minuti di Little Owl per poi ripresentarsi, che si fonde con il presente per mostrare la frammentarietà del passato del rock.
Idea base di Paradise & Nadir, la voce calda e potente della Kohl regge da sola Eirene e Land of Sloe, e va incontro in modo molto vivo al rock, che come sogni, senza schemi logici, libera le chitarre, potente Starry Road ma segue poi il tempo dell’organo di Jonas Hartmann, che segna i passaggi giusti anche nei 7 minuti di Beyond the Blue Fields, per far accadere quello che deve accadere, senza fretta.
Vortici chitarristici, la forza dei Willow Child a cui piace accompagnare l’ascoltatore fino a un certo punto e poi è costretto a perdersi, nelle accelerazioni stimolanti di Red Wood, e nel finale con Mayflies e la ballata di Unspoken, i Willow Chld continuano a dare molto a Paradise & Nadir, se ci si lascia andare, è un disco ricco di luce, di suoni, di suggestioni, e la loro fatica secondo noi è ripagata.



           



 

 
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