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      LUKE WINSLOW-KING (Blue Mesa) ••••

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  Recensione del  18/06/2018                 
    

Specchi nel blues, fessure nei muri del rock, spiragli che si aprono nella cultura musicale tradizionale americana, a Luke Winslow-King servono per costruire il baricentro di Blue Mesa, una ricerca di equilibrio affidata alla iridescente e cangiante chitarra elettrica che prende per mano la melodia di You Got Mine e solca sferzandola da cima a fondo Leghorn Women.
Da quel suono, in una sinestesia dei sensi che fonde corporeità, visibilità, ascolto della mente e del cuore di un musicista, tra bisogno di muoversi e l’integrità di chi rispetta quello che ha percorso e quello che lo aspetta, si sfocia in ballate dalla magnetica bellezza come Blue Mesa e Better for Knowing You, è il desiderio a farsi liquido, lacrimando dall’occhio scivola penetrando anima e cuore, sino a raccogliersi nella sfera dei più profondi sentimenti.
Luke Winslow-King sa anche correre a perdifiato, le trascinanti Born to Roam e Thought I Heard You, rock e chitarre si sfiorano, si toccano, si ribaltano, in uno scenario che attrae più che respingere, polarizza l’attenzione in Break Down the Walls e nella conclusiva Farewell Blues, e seppur la malinconia si stende come un’ombra grande e misteriosa su Blue Mesa, dietro i tagli di luce della chitarra c’è tutto la bravura di Luke Winslow-King.



           



 

 
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