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      BROTHER DEGE (Farmer's Almanac) •••½

                     Versione per la Stampante
 


 
 
  Recensione del  18/06/2018                 
    

Il songwriter della Lousiana e la sua visione del blues alla foce del Mississippi, Farmer’s Almanac è un altro viaggio tra piccole terre rurali di un’America nascosta, ‘terra’ intesa come materia eterna, e perciò potentissima, in contrapposizione alla caducità della vita umana di città che la ficcante chitarra slide accompagna nella disamina di Country Come to Town, inattese ipnosi anche nella splendida The Early Morn, di un suono che trascina da tutt’altra parte nei 7 minuti di The Moon & The Scarecrow.
La chitarra di Brother Dege possiede una luce dai raggi obliqui, un po’ corti, un po’ offuscanti, un po’ ripetitivi, ma è il bello di costeggiare il delta del Mississippi, sdrucciolo e martellante come The Shakedown, sfuocato intarsio di suoni, su fondo nero, che invadono la scena di Bastard's Blues, Brother Dege sa come cercare la propria strada tra convenzioni morenti, ideali nascenti, entusiasmi fuggevoli, melodie che giacciono nel profondo e che poi Brother Dege sa far emergere anche nel finale con Laredo e No Man A Slave.
Farmer’s Almanac è il luogo da cui si parte, si fugge e in cui si ritorna.



           



 

 
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