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      PATRICK SWEANY (Ancient Noise) •••½

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  Recensione del  18/06/2018                 
    

Le pulsioni che legano Patrick Sweany al blues sono diverse tra di loro, la forza detonante, eversiva dei brani iniziali di Ancient Noise hanno un senso quando si susseguono tracce di politica in Old Time Ways e non possono che essere aspre, in grado di trasmettere praticamente fino alla fine della successiva Up and Down, un senso d’angoscia che è pronto a mutarsi in qualcosa d’altro (l’amore della ballata al piano di Country Loving).
Ma a Patrick Sweany piace cambiare le carte in tavola, è come un termostato, non registra la temperatura in una stanza, la cambia.
Ammalia lo spazio blues di No Way No How e Cry of Amede, rock al minimo nell’affascinante Outcast Blues, altro che semplicistico, vero, e brano dopo brano volano le domande e le risposte sulla vita, schizzando sul cemento dei pensieri in un’altra ballata di impatto come Steady, col soul e R&B che si infilano in Get Along.
Non guasta il modo con cui sono posti al centro della trama di Ancient Noise che non si arrotola mai su se stessa e pone sullo sfondo la realtà della vita, per concentrare l’enfasi sui dettagli nel finale: Baby Every Night e Play Around ti intrappolano in fretta, con un pregevole cambio di marcia in Victory Lap, coniugata con una scrittura orchestrale mai ardita e puntualmente nervosa.



           



 

 
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