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      MARKUZ WALACH (Identity) •••½

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  Recensione del  18/06/2018             
    

Tedesco, Markuz Walach ha iniziato ad avvicinarsi alla musica in un trio chiamato Zebranistic, un nome da cui scappare e infatti dal 2004 ha deciso di provare a far da solo: chitarra, la strada e una bicicletta… eh, sì, in giro per la Francia senza fissa dimora (le foto sul suo sito descrivono quest’esperienza), e indubbiamente ha arricchito un idea di musica da ‘one-man-band’ con vista al Mississippi delta blues e al rock.
Un live in terra d’Oltrape, un periodo a Berlino, il disco d’esordio nel 2015 e infine tra quattro mura un piccolo studio di registrazione, e nelle sue modalità funzionali, come immagine di un preciso modo di essere, ha inciso Identity, un doppio cortocircuito tra blues e rock che parte con la tenebrosa Hobo.
Una sorta di vertigine al quadrato dalle sponde del Mississippi, piede alle percussioni e la chitarra elettrica che gli da la possibilità di rimanere nel guado del blues per irradiare Let Your Boys Boogie, con l’aggiunta dell’armonica in As Long As I Move.
Negli 8 minuti di Four Moons il delta blues minimale e senza fronzoli, assume un valore ascetico e simbolico, stimolante in Blonde Curly-Haired Woman, da ribaltare nel finale con la strumentale Brickbreaker On e la melodica nerbata di The Game, nel tentare nuove vie Markuz Walach mostra che la stoffa c’è, ed è di ottima qualità.



           



 

 
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