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      TRIXIE & THE TRAINWRECKS (3 Cheers To Nothing) •••½

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  Recensione del  18/06/2018             
    

Statunitense innamorata di Berlino, Trinity Sarratt (aka Trixie Trainwreck) mastica un blues sporco e notturno, dipendente dall’armonica e utile a donare un continuo piacere paziente che in modo piuttosto spiritato, collabora a ridisegnare 3 Cheers To Nothing.
Corre veloce insieme alla chitarra elettrica tra Daddy's Gone e God Damn Angels, non si risparmia, legata alle tradizioni del blues in Poor & Broke e tra le pennellate lievi di No Good Town.
Trixie & The TrainWrecks diradono le tenebre di 3 Cheers to Nothing, come le Erinni trasformate in Eumenidi nell’Orestea, in Everybody Wants to Go to Heaven e nell’acustica 3 Cheers to Nothing, forse manca un pizzico di originalità nella parte finale, produce diversi scricchiolii ma ormai l’ascoltatore è intrigato da altro e perdona facilmente.
Ma dato che lo sguardo resta attinente alle più spinose tematiche dell’attualità, il ritmo di God Damn USA, End of Nowhere e della conclusiva bellezza di This Train mostra che 3 Cheers To Nothing non ha bisogno di qualcuno che gli indichi un sentiero o un percorso, che guidi Trixie & The TrainWrecks nella perlustrazione del blues.



           



 

 
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