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      DANIEL KEMISH (Under The Same Sky) •••½

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  Recensione del  18/06/2018                 
    

1 mese tra le montagne dell’Austria, la solitudine cercata per recuperare la giusta distanza tra folk/country, americana e trovata al secondo disco da Daniel Kemish: origini britanniche, portoghese d’adozione, a Nashville ha inciso l’esordio, un songwriter che cerca di correre almeno un po’ verso quell’immagine sfocata, gli USA, in maniera da vederla meglio per ricordarne i contorni e per ricordare la passione di far musica.
Under the Same Sky restituisce sapori bucolici nell’iniziale They Say I'm Crazy, le ballate Fool For You, Empty House e Hold On Tight stregano al primo ascolto, le immagini scorrono limpide tra suggestivi assoli di chitarre che rendono possibile quell’atto solitario della creazione, il rapporto privilegiato, quasi intimo di Daniel Kemish.
Cambiano le posizioni con In This Town Tonight e con Cards Marked In Advance, senza eccessi e senza sottrazioni, ne emergono melodie diligenti e con guizzi elettrici rimarchevoli nella tremula Traveling Man, assecondati da Daniel Kemish anche in Down This Road Before e destata dall’armonica.
Tutti questi elementi prendono posto come mossi nei vari spazi di Under the Same Sky da misteriose calamite, non è semplice, Daniel Kemish ci è riuscito.



           



 

 
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