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      SAM MORROW (Concrete and Mud) ••••

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  Recensione del  07/04/2018                 
    

Da Houston, il 27enne Sam Morrow al terzo disco lascia fluire il country texano anni ‘70 e il rock dalle radici sudiste e nella schietta apertura di Heartbreak Man si manifesta questo rapporto di continua reversibilità tra interno ed esterno del country, così non vi è differenza che tenga e il suono entra direttamente dentro di noi e ci riposiziona in Concrete and Mud.
‘Outlaw country’ che traspare anche da Paid by the Mile e nell’affascinante ballata di San Fernando Sunshine sembra progredire come una palla che rotola su un terreno accidentato in modo deciso, regolare, e convincente come Quick Fix, fendendo con la chitarra la penetrazione dello spazio del country appena presentata.
Cigarettes è scura e misteriosa ma con gli inserti della chitarra è molto luminosa, quasi abbagliante, rivolti al passato, come a voler indicare e comprendere la strada scelta da Sam Morrow che mette sul piatto anche un paio di honky tonks selvaggi (Good Ole Days e Skinny Elvis) e il giusto spazio alle ballate.
The Weight of a Stone è lì a cancellare/azzerare le coordinate pregresse usando in chiave anche metaforica gli spazi agresti, sfocati come i ricordi e si rimane disarmati, si capisce non solo che il tempo ha percorso lunghezze inammissibili ma è andato dove non si è stati invitati nella splendida Coming Home e con il messaggio finale di Mississippi River, rivolto all’America, Sam Morrow si scosta e fa spazio a una sorta di poema di volti, sguardi sfiorati, mescolati da metafore e lampeggii di luce e a guizzi tipicamente texani.



           



 

 
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