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      GUY LITTELL (One Of Those Fine Days) •••½

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  Recensione del  07/04/2018             
    

Il campano Gaetano di Sarno al quarto disco (ma il primo con la label AR Recordings), allarga ulteriormente l’angolazione sul cantautorato americano, lascia entrare la chitarra elettrica dell’amico Luigi Sabino, ed è un punto di forza di One of Those Fine Days, e senza eccedere con la riflessione sulla natura umana, il punto di vista autobiografico gli permette di giungere direttamente al nocciolo delle emozioni che cerca di trasmettere.
Rock, folk e americana che non scavano oltre l’accertato, ma a Guy Littell non interessa, semmai li riassume e li ammucchia con giudizio facendoli saltare con maestria dentro una zuppa molto gustosa e dal sapore interessante, So Special e Cheating Morning sono lì a rendere nutriente One of Those Fine Days.
Ballate e rock decisi, pronti a dischiudersi come in Song From A Dream, Don' t Hide e New Records And Clothes, non ci sono forzature, il disco c’è, con più di qualche passaggio tra il malinconico e l’introspezione come in Love It, e un finale dove Guy Littell si mostra in quello spazio circoscritto, come lo può essere uno spazio ad hoc come il rock a stelle e strisce, tradizionale e autoreferenziale, ma le note che si liberano da No More Nights e Old Soul (con il prezioso lavoro alla chitarra di un certo Kevin Salem), mostrano che One of Those Fine Days è quanto mai aperto e in continua trasformazione, e la tradizione del rock tra le mani di Guy Littell non esige poi tante misure di adattamento.



           



 

 
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