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      TEMPERANCE MOVEMENT (A Deeper Cut) •••

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  Recensione del  07/04/2018                 
    

Il quintetto britannico dei The Temperance Movement cerca di non far vedere che soffre la dipartita del chitarrista Luke Potashnick, ma ahimè, si sente in A Deeper Cut, seppur relegato in una zona confortevole del classic rock.
La new entry Matt White si accoda allo spirito ribelle di Caught in the Middle e soprattutto in Built-In Forgetter segue bene la scia del vocalist Phil Campbell, sempre determinante per il modo con cui continua indefesso, e vorace, a nutrirsi dell’essenza vitale del rock anche in Love and Devotion, e su queste basi poggiano le garanzie dei The Temperance Movement che sembrano usciti da una curvatura spazio-temporale anni ’70, e piace, certo.
Peccato per l’approccio troppo languido nelle ballate con rock troppo zuccherosi (A Deeper Cut, e qualcosa scricchiola al centro e nel ‘terzetto’ finale.. si salva Another Spiral) i The Temperance Movement se ne servono come pezza d’appoggio per ipotecare, nel senso di una maggior usufruibilità radiofonica, e semplicemente per giustificare una sconfortante prevedibilità.
E poi ci sono loro, gli oggetti non identificabili; quelle schegge impazzite che sfuggono al controllo e che arrivano a gettare per aria qualsiasi convinzione prestabilita (Backwater Zoo e Higher Than the Sun) e lì A Deeper Cut si sarebbe dovuto soffermare di più.



           



 

 
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