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      GRAYSON CAPPS (Scarlett Roses) ••••

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  Recensione del  12/02/2018                 
    

Il songwriter Grayson Capps continua la parentesi italiana con la Appaloosa Records ma stavolta per incidere nuovi brani e torna con Scarlett Roses, un disco ad ampio respiro tra rock ballads ed effetti bluesy che derivano dal fatto di aver percorso strade molto poco battute e quindi rischiose.
Ma lo sforzo paga ancora e Scarlett Roses, la Title track, diventa sintesi limpida di quello che Vi aspetta, più limpida di un bicchiere d’acqua limpida ma non per questo trasparente e facilmente trascurabile, rock morbido e facilmente incendiabile in You Can't Turn Around e nel bluesaccio di Hit Em up Julie, da trasformare in una specie di circuito chiuso, l’energica reiterazione di una melodia che si autoalimenta e gira su se stesso tra Hold Me Darlin' e Bag of Weed.
Grayson Capps segue una strada per molti impervia e tortuosa, di quelle capaci di fondere realismo e pessimismo esistenziale con una spavalderia che riempie il cuore in Thankful e Moving On, e negli 8 minuti di Taos, Grayson Capps le racconta come un ingorgo di potenziali sviluppi personali di carriera, odori rock che vengono da lontano, pesi di una bilancia che non segna mai il pareggio.



           



 

 
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