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      ROD PICOTT (Out Past The Wires) ••••

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  Recensione del  12/02/2018                 
    

22 canzoni e un libro per Rod Picott, Out Past The Wires è un progetto ricco, tra ballate e rock ecco una collezione di 12 storie a raccontare persone, vita e lavoro, vittorie e sconfitte in un mondo allo sfascio dove è dura resistere.
Nel primo cd l’armonica fissa un senso sia nei tratti introspettivi di Be My Bonnie che nell’avvolgente ritmo che cresce tra Better Than I Did e Take Home Pay, un po’ come quando una porzione colorata viene enunciata in un quadro chiaroscurale, Rod Picott racconta un mondo dove si è ormai perso ogni odore d’ipotetica sincerità, ma i segni di fiducia, l’idea di vero, la dedizione a una causa risaltano molto bene quando sono le sferzate elettriche a comandare in On The Way Do, A Better Man, a Coa e Fire Inside.
Il secondo cd ha la capacità di non brillare di luce propria ma di luce riflessa rispetto al primo, è un vantaggio anche per la tenuta dell’intero progetto Out Past The Wires, di certo un valore proprio e un valore aggiunto a sentire Store Bought e Hard Luck Baby, a quella deliziosa armonica bluesy in Straight Job, per il resto una serie di dolci riflessioni dove Rod Picott sceglie consapevolmente la strada poetica che è per lui tra le più fertili quando si ascolta un brano come Little Things.
Out Past The Wires si lega al modello di una pagina battuta su un foglio con macchina per scrivere, con l'aggiunta della musica per restituire un’origine letteraria struggente che non è così facile rintracciare altrove.



           



 

 
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