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      TURNPIKE TROUBADOURS (A Long Way from Your Heart) ••••

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  Recensione del  25/11/2017                 
    

La sensibilità nel raccontare storie di provincia resta saldo tra la mani e nella voce di Evan Felker come la fragranza delle melodie tra folk/country/rock e A Long Way From Your Heart è un altro solido puntello nella discografia del quintetto dell’Oklahoma.
I Turnpike Troubadours non potevano che aprire il nuovo disco raccontando di Lorrie, la loro musa, è ormai cresciuta, sposata e con figli e tra The Housefire e la bella carica elettrica di Something To Hold On To, se ne ha un idea di come sia capace di restituire con semplice cose, pura felicità.
Il mix violino & chitarre funziona sempre a meraviglia (The Winding Stair Mountain Blues, A Tornado Warning e Unrung) i Turnpike Troubadours tarano con precisione quanti e quali siano gli spazi da essi offerti per essere a loro volta abitati sempre da una ricerca melodica, e così, in un certo modo, il tutto trova compiutezza.
Capaci di studiare le forme e la luce della realtà, lontani dalla pazza folla, lo scenario agreste da spessore alla ballata Pay No Rent, e così A Long Way From Your Heart alterna visioni pulviscolari deliziose in Pipe Bomb Dream ad altre più nitide nei contorni del rock, ma il country è sempre ‘a fuoco’, fino alla conclusiva Sunday Morning Paper.
I Turnpike Troubadours ne fermano miracolosamente il tempo e lo lasciano in uno stato di perenne sospensione in A Long Way From Your Heart.



           



 

 
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