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      WHITE BUFFALO (Darkest Darks, Lightest Lights) •••½

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  Recensione del  25/11/2017                 
    

La prima impressione di Darkest Darks, Lightest Lights è la densità di spazi, di situazioni, di parole, di luoghi melodici come labirinti fluidi e numerosi disseminati con cura da Jake Smith, aka The White Buffalo.
Il ritmo la fa da padrona, e lo fa tramite un doppio filtro, il rock che spinge Hide and Seek e soprattutto Avalon, e la sponda bluesy di Madam's Soft, Madam's Sweet e Nightstalker Blues, la storia di Richard Ramirez, psicotico assassino, figlio del Diavolo, non poteva che inoltrarsi nel blues.
Ma c’è di più, White Buffalo sa moltiplicare gli effetti espressivi della scrittura, modella il testo in funzione della sua (ri)affermazione come interprete completo e si alza in Robbery e nella ballata di If I Lost My Eyes, interessanti angolazioni che contribuiscono a determinare il prisma artistico di Jake Smith rappresentato dal ruolo del rock anche nel finale con l’ultimo guizzo di The Heart and Soul of the Night.
Darkest Darks, Lightest Lights quanto mai utile per distaccarsi dal modo (virtuale) di mettersi tutti assieme attorno a un falò fatto di pixel.



           



 

 
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