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      JEREMY PINNELL (Ties of Blood and Affection) •••½

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  Recensione del  25/11/2017                 
    

Secondo disco prezioso per il songwriter del Kentucky con un’idea del country forte e originale che non si preoccupa di catturare ascoltatori per caso.
Egli persegue la sua strada con tenacia lungo la tradizione Americana di provincia, Outlaw country e corposi honky tonks a confezionare un Tutorial per chi cerca qualcosa in più del country radiofonico.
Ties of Blood and Affection mostra interessanti passi avanti, Jeremy Pinnell tra pedal steel e telecaster graffia anche quando racconta le storie di gente che lavora sodo, dove la vita per lo più mostra il lato duro di essere un adulto, Ballad of 1892 sfoggia subito sfondi amari ma da tirare su con un bel country corposo e schietto.
Sopravvivere per raccontare, raccontare per sopravvivere, l’idea di Jeremy Pinnell è di dosare sferzate elettriche in racconti per immagini che traghettino la memoria, e per salvarla mantenendola sul pelo dell’acqua di Ties of Blood and Affection c’è bisogno della tradizione di ‘Waylon & Willie’ con la pimpante metafora di Take The Wheel e una luccicante ballata come Different Kind of Love.
Quello che più conta è il colorato disegno d’insieme di Ties of Blood and Affection, in cui l’honky tonk trova giuste coordinate in I Don't Believe, Best I Could Do e I'm Alright With This e rappresentano i tasselli di un mosaico country efficace e dannatamente accattivante nella splendida chiusa finale di The Way We See Heaven.
I tentacoli della società capitalista vi hanno avvinghiati? Ties of Blood and Affection, uno strumento per uscirne velocemente.



           



 

 
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