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      BORIS McCUTCHEON (I’m Here. Let Me In) •••½

                     Versione per la Stampante
 


 
 
  Recensione del  06/09/2017       
    

Progetto particolare per Boris McCutcheon, a metà tra un sogno e allucinazione da spazi sconfinati nel raggio di una bellissima tristezza di fondo, ecco una serie di ballate e di emozioni cristalline disegnate intorno alle chitarre elettriche, notturne e ipnotiche tra l’iniziale I blew it e A week before the 4th of July, caratterizzate da spazi di algida e geometrica eleganza, I’m Here. Let Me In restituisce tutta la partecipazione fisica, corporea, di Boris McCutcheon.
It's Her turn now e Poor Tired Hands raffigurano le potenzialità espressive del raggrumarsi del suo sangue vivo, le trova fra strade di periferia, boschi e torrenti che corrono ai bordi delle statali e delle autostrade, vicino alle sponde di laghi e laghetti appena fuori dall’abitato urbano, ballate dove si dimostra abile senza raffreddare la temperatura emotiva (Shake it up e Piece of Mama) e senza evitare allo spettatore un’istintiva empatia in Magpies e nella conclusiva bellezza di Cherry Lane.
Di ritorno da incontri che nel mese di agosto si perdono nel sole e nel mare… ritrovare Boris McCutcheon. Non è poco.



           



 

 
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