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      MOOT DAVIS (Hierarchy of Crows) •••½

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  Recensione del  06/09/2017                 
    

Tosto Moot Davis dal New Jersey, al quinto disco, tra le fiamme della chitarra (c’è anche Stormy Rhodes -collaborazioni con i ZZTop) il presente ormai è diventato un luogo incerto entro cui ciascuno si muove a tastoni seguendo una propria logica inquieta, e l’avvio di Here Comes the Destroyer elabora tale sofferenza e attraverso le più diverse fasi melodiche, Hierarchy of Crows flirta con il rock ma i tempi melodici sforano nel roots&country / americana (buona la densità melodica di Quite as Well as You Lie, Nighttime in Big Whiskey e Shot Down in Flames).
Never Cross My Mind mostra i bei colori di Hierarchy of Crows, poco stravaganti, melodie oneste e stimolanti, pochi fronzoli, chitarre tirate a lucido per brani da sorseggiare forse senza eccessive ricerche di senso quando le venutare alla Dwight Yoakam solcano Rockin' Rollin' ma You're Gonna Win (I'm Gonna Cry) mostra un interessante lavoro sul country e permette di restare vicini ai picchi improvvisi di Hierarchy of Crows, la Title track e la concitata chiusura di Hemophiliac of Love.
Disco salutare per evitare giorni senza domani, uguali a se stessi, circolari.



           



 

 
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