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      WILL HOGE (Anchors) •••½

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  Recensione del  06/09/2017                 
    

Will Hoge cambia pelle (era ora..), lasciata la band e via a macinare strada ed esibizioni in solitaria con chitarra e tastiera tanto che gli è tornata la voglia di scrivere e mettersi un po’ di traverso al rock n’ roll, riunire amici musicisti e incidere Anchors.
Il disco numero 10 lo trova a parlare di relazioni e amore, nel bene e nel male, ma la vera leggerezza di Anchors sta in una certa indefinibile sospensione poetica che solca in avvio The Reckoning, in un labirinto da rocker urbano per un disco di mutazione continua degli spazi dell’americana, introspettivi in This Grand Charade che si aprono in Cold Night In Santa Fe (con Sheryl Crow ai cori) e Through Missing You, con il delizioso cambio di ritmo di Little Bit Of Rust come un impronta in Anchors, lì dove la chitarra arriva sempre dove la parola non riesce a far breccia, con il violino a colmare vuoti e distanze.
Will Hoge si difende strenuamente dal facile tracimare dei sentimenti in Baby's Eyes, 17 e Angels Wings, affonda nel rock in (This Ain't) An Original Sin, colpisce per il sound diretto meno costruito come nel recente passato, carrellate lunghe e lente alla chitarra, spostamenti intriganti al suono nella Title-track e una Petty-ana chiusura con Young As We Will Ever Be, sono tutte tracce di ripresa che arricchiscono l’impressione di nuova realtà per Will Hoge e al tempo stesso arricchiscono lo standard qualitativo di Anchors.
Ben Tornato!



           



 

 
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