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      JASON EADY ••••

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  Recensione del  29/06/2017                 
    

Jason Eady cambia i percorsi bucolici del recente passato ma rimane aperto in modo molto stimolante sul texas country, ballate che giocano su piani differenti tra la steel guitar di Lloyd Maines, la moglie Courtney Patton ai cori e il violino/mandolino/banjo di Tammy Rogers.
Ne esce un disco che riesce a identificare e a disseppellire a poco a poco melodie avvolgenti e un songwriting come sempre, bello solido, Jason Eady gli da un nome, una storia, un senso, una causa, tra le introspettive Barabbas, Where I've Been e No Genie In This Bottle e mette carica bluegrass in Drive e con gli sfondi tipici texani di Black Jesus.
Jason Eady ha una voce cristallina ed eleva la bellezza di Why I Left Atlanta, Waiting To Shine e Rain, utili a coniugare il suo passato remoto al passato prossimo, per riproporceli nella loro forza, e sono brani da riascoltare e riascoltare.
Jason Eady e la sua musica preparano al reale, sembra che lo aggiri quando parla della Fede e invece lo affronta con espedienti narrativi che segnano insieme separazione e condivisione di un talento tutto texano che bisognerebbe importare nel piattume da ‘talent show’ nostrano.



           



 

 
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