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      JOHN MORELAND (Big Bad Luv) ••••

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  Recensione del  28/06/2017                 
    

Big Bad Luv, il quarto disco del musicista dell’Oklahoma, non tiene a bada il lato introspettivo, oscuro, dove domina il buio di John Moreland e aggiunge escursioni nelle viscere del rock, come nell’iniziale Sallisaw Blue.
L’armonica, le chitarre elettriche, una band eh sì, centralità e snodo centrale, è questo il tratto saliente di Big Bad Luv, perché per il resto i testi sono sempre ficcanti e densi di riflessi di vita, si muovono in un perimetro stabilito ma, per una insopprimibile esigenza, non possono che invadere altri territori melodici, ballate elettriche pregevoli (Old Wounds, Slow Down Easy, Love Is Not an Answer e soprattutto Amen, So Be It) per un andirivieni di registri rappresentativi che rimandano ai labirinti e ai cortocircuiti emotivi dell’esistenza.
John Moreland, un omone che sa come esprimere i sentimenti in note, ascoltare l’acustica No Glory in Regret e la raggiante carica di Ain't We Gold, agganciano la coda finale dove per farsene portare a traino usa la steel guitar, dalle reminiscenze country, in It Don't Suit Me (Like Before) e il pianoforte nella leggera bellezza di Latchkey Kid.
Big Bad Luv anche dove, in mano a un altro, non sarebbe mai e poi mai andato a rischiare.



           



 

 
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