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      STEEL WOODS (Straw in the Wind) ••••

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  Recensione del  27/06/2017                 
    

L’aria sudista miscelata con gli aromi del country, interessante esordio degli Steel Woods, arrivano da Nashville ma vanno verso il cuore dell’American Music, la bella voce di Wes Bayliss insieme alla steel guitar se ne carica sulle spalle tutta l’aria bucolica, polverosa e sporca nell’avvio di Axe, e Straw In The Wind si nutre di questo rapporto pieno e costante con gli elementi della natura ma con la fragranza del rock, restituendo un disco con diverse sfumature.
La ricerca della melodia non guasta nella solida Better in the Fall, senza ancoraggi a facili soluzioni nelle torbide ballate di The Well e Straw in the Wind, fanno capire che deve essere abbastanza grande il mondo di Straw In The Wind per contenerle, e gli Steel Woods interpretandole, lo popolano con suggestivi country/rock come in Della Jane's Heart, I'm Gonna Love You e Uncle Lloyd.
Gli Steel Woods mescolano tessere di americana, rock e country, riposizionate con cura (l’armonica fiammeggiante che spinge la straripante Wild and Blue, il ruvido rock di Hole in the Sky che scuote la cover dei Black Sabbath di Hole in the Sky), nel suo insistente propagarsi, nella ridondanza di cambi di ritmo dannatamente accattivanti di Whatever It Means to You e Let the Rain Come Down.
È un tempo che difficilmente si inabissa, quello di Straw in the Wind, che dura intensivamente, nel sovrapporsi progressivo di strati di melodia che, di volta in volta, arrivano ad attizzare ciò che si credeva di aver sentito.



           



 

 
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