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      K PHILLIPS (Dirty Wonder) •••

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  Recensione del  27/06/2017                 
    

K Phillips è nato nel West Texas, e la sua musica si muove, di fatto, in quel paesaggio, in uno spazio country/rock simbolico assurto a cliché di un preciso immaginario, rendendolo possibile già nelle caratteristiche preliminari di Had Enough, ci ha creduto Gordy Quist (Band of Heathens) che il disco l’ha prodotto e Adam Duritz (Counting Crows) che lo ha accolto nella sua casa per registrare insieme a lui il brano Hadrian, ed è un buon motivo per iniziarlo ad ascoltare.
Dirty Wonder marca spazi bucolici suggestivi nella Title track, nella scura bellezza di 18 Year Old Girls ben dilatata dalle chitarre elettriche (una scia che contagia efficacemente Nobody Does It), i testi partono bene, e K Phillips non li perde mai per strada anche quando si siede al pianoforte (Rom Com e Don't Wish Me Well) riuscendo sempre a trovare una direzione precisa specialmente con Coalburner.
Il country è il percorso di K Phillips, lo capovolge nella conclusiva Hock the Horses, che nulla rompe in Dirty Wonder e svela invece qualcosa di davvero nuovo nell’orizzonte Texano.



           



 

 
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