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      GURF MORLIX (The Soul & The Heal) ••••

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  Recensione del  27/04/2017                 
    

Gurf Morlix sembra approcciarsi in modo diverso al nono disco, la cover aiuta ad addolcire un suono Americana dalle tinte sempre scure, ma nell’oscurità si intravede una luce in cerca di sfondi battuti dal sole e popolati con il lato buono degli esseri umani.
Nel suo studio con solo Ray Bonneville all’armonica e il batterista Rick Richards, il one-man-band (come altro definirlo se suona chitarra, basso e tastiere) affonda subito con il suo marchio di fabbrica nella intensa Deeper Down, ballate come Love Remains Unbroken e Bad Things sono profonde come ‘buchi neri’, di solo un paio di minuti ma pesano svariati chili.
Lo spazio di un buco nero potrebbe rappresentare la vita e il talento di Gurf Morlix, il fascino di Right Now e Move Someone non lasciano scampo, catturano l’ascoltatore e dilatandone i tempi si entra facilmente nei nuovi spazi reali disegnati da The Soul & The Heal, più speranza e amore, sebbene la chitarra continui ad abbracciare sinuosamente diversi paesaggi in I'm Bruised, I'm Bleedin' e Quicksilver Kiss.
Come passare dal rurale Texas a languidi e desolati paesaggi metropolitani, ma la quotidianità è transitoria, fugace, contingente, e se ha i tratti della precarietà ci vuole allora l’acida My Chainsaw per ripiegarla su se stesso come un pezzo di carta essiccato dal sole.
Quello Texano, radioso come The Soul & The Heal.



           



 

 
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