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      BRENT COBB (Shine On Rainy Day) ••••

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  Recensione del  05/12/2016                       
    

Brent Cobb è della Georgia, ne parla parecchio in Shine On Rainy Day con un pizzico di humor ma non si sorride affatto, sembrano conversazioni dal portico di casa tratte da un libro che illustra diversi aspetti dell’America di oggi, dalla povertà, a vecchi sognatori, ma i libri, pur necessari... non parlano da soli, lo diceva Kilibanski, allora ci pensa Brent Cobb.
Americana & folk e intriganti rimandi country, il candore della voce di Brent Cobb entra nella rispettabile società, mai così perfetta, davanti a un bicchiere di whiskey le parole scorrono facilmente in Solving Problems, da un bar di Nashville a South of Atlanta, tra ballate d’amore come The World e la delicata Title track, ma Shine On Rainy Day partito bene è destinanto a decollare, perchè c’è sempre una sorpresa in arrivo (la parentesi agreste texana di Diggin' Holes è pura bellezza, come Country Bound).
Storie dei nostri giorni in cui le contraddizioni si fanno più forti, e anche la poesia è insieme più lirica e più ruvida tra 2 perle come Traveling Poor Boy e Let the Rain Come Down, il dialogo fra le chitarre si fa straripante ed efficace, anche quando è spezzata dai pizzicati alle corde di Down in the Gulley e nella conclusiva stridente bellezza di Black Crow, lasciano uno spazio suggestivo che sta all’ascoltatore riempire.
Come accade, tornando ai libri, al lettore di un Haiku quando si trova di fronte alla mancanza di nessi tra i versi.
Non è incomprensibile, è solo differente, e alquanto bello.



           



 

 
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