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      JACK GRELLE (Got Dressed Up To Be Let Down) ••••

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  Recensione del  05/12/2016             
    

Jack Grelle vivifica attorno alla fissità del country tradizionale, ma dandole spessore e parola attraverso un passaggio dimensionale tra honky tonk, riflessi bucolici vecchio stampo anni ’70 e passaggi folk-rock pronti a donare ai tempi agresti di Got Dressed Up to Be Let Down immagini profonde a sentire Heart's for Mine.
Il songwriter di St. Louis non ci prende di sorpresa nella tenerezza del ricordo della nonna, il calore, la grazia in Birthday Cards spalmato nella ballata struggente di Set on Me, e poi aggiunge “scaldandola” con l’armonica, una bella dose di ironia nell’illustrazione e la conseguente de-strutturazione della figura solo maschile del countryman nella deliziosa Title track.
Jack Grelle irrora con la accorata nostalgia della pedal steel These Walls e storie che al confine messicano risaltano lo spirito di Hilltop of Sand, segue una linea country continua ma proposta in un piano ampio, distante in Not Takin' After Me, pronto a fornire la geometria delle chitarre sempre con passo deciso e coinvolgente anche in Changes Never Made, in acustico nella ballata di When to Run e nella conclusiva e festosa New Mexico, parla di amori perduti dotati di uno spiccato potere fascinatorio.
C’è qualcosa che scalpita in Got Dressed Up to Be Let Down, ve ne accorgerete.
Qualcosa che ci fa pensare al cuore del country.



           



 

 
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