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      JACK INGRAM (Midnight Motel) •••½

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  Recensione del  04/12/2016                 
    

Jack Ingram è uscito dalle sabbie mobili in cui era sprofondato con album dozzinali, il lungo silenzio è servito, Midnight Motel non è un disco perfetto, fa un po’ fatica qua e là, ma anche se rallenta troppo, quando indugia nella malinconia introspettiva di ricordi di infanzia riesce poi però a trovare momenti in cui si fa assoluto lo stile cantautorale texano, e basta. Fugando ogni eventuale perplessità.
Parla dell’amore l’iniziale Old Motel, con un vecchio hotel che lo rappresenta, Jack Ingram preferisce un universo sospeso nel tempo della ballata malinconica (di speranza It’s Always Gonna Rain, in lotta coi demoni I Feel Like Drinking Tonight) un suono non chiuso e privo di orizzonti elettrici, ballata sì, ma non ci si sente spaesati in Whats A Boy To Do, All Over Again, Trying e nella versione parlata di Midnight Motel (cd 2), Blaines Ferris Wheel racconta cosa ha ispirato il brano, una storia che riguarda Merle Haggard che per riuscire a mantenere un impegno dato, lo chiamò a suonare.
Non è mai fuori posto Jack Ingram, tira fuori il meglio quando elettrifica I'm Drinking Through It e con l’amico Bruce Robison in Can’t Get Any Better Than This, da un America amara, fatta di strade lunghe, paesaggi attraversati, con il cielo che è lì a dare l’impressione e anche illusione di una fuga, Midnight Motel sancisce che è un disco necessario per Jack Ingram e per chi gli vuole bene.



           



 

 
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