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      BRYTON STOLL (Finger On The Trigger) •••

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  Recensione del  03/12/2016                 
    

Il ventenne Bryton Stoll, studente del Kansas, ama il country come il fratello Nic che suona la batteria, al disco d’esordio Finger on the Trigger percorre una vecchia strada fatta di country e rock, quindi un po' sconnessa, per niente comoda, ed è un bene soprattutto perchè il ragazzino non riempie i testi solo di whiskey e storie di camionisti.
Finger On The Trigger ha sia fosche parentesi tra banjo e le chitarre, che la sommessa cadenza del violino, ma si tratta di una musica pulsante, rombante sottotraccia, oscuramente premonitoria e rituale col mandolino che solca Chasing The Sun, altra intrigante ballata come You, Beer, And Money dove Bryton Stoll si divincola immaginando la realtà, per captarne la natura segreta, altrimenti a occhio nudo inafferrabile.
Parla della vita del Midwest in Midwestern Home, molto meglio l’armonica e il passo country/blues di Fool Me Once e come dimostra The Perfect Girl le melodie di Finger On The Trigger non sono mai banalmente surriscaldate, ma governate da un'attenzione forte a un'architettura sonora bucolica e sospinte da una tendenza al moto perpetuo delle chitarre, ancora con l’armonica in Sign Right Here che sembra avere un parallelismo con la vita di Robert Johnson, anima venduta al Diavolo.
Anche se nel finale si lascia andare (il refrain stile caraibico di My Lost Shaker Of Salt è piuttosto urticante) Bryton Stoll ha futuro, è giovane, c’è tempo per smussare i pochi difetti.



           



 

 
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