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      OL' HICKORY (Scarecrow) ••••

                     Versione per la Stampante
 


 
 
  Recensione del  28/08/2016             
    

"Songs about workin' and drinkin' and workin' on drinkin'. More fun than a South Broadway Saturday night...or whatever", parla Scooter James voce e chitarra dei Pinhead Circus, Love Me Destroyer, Tin Horn Prayer e adesso anche degli Ol' Hickory, energica band di Denver che fa il verso a Brent Best (Slobberbone), e in Scarecrow cambia a ogni nuovo passaggio, e cambia in conseguenza di quel florido passato e solo per questo guadagna pertanto in piena godibilità e smagata simpatia.
Garage Rock con infiltrazioni bucoliche, la chiave che mette tutto sottosopra perché tutto torni alla fine nel proprio ordine, tutto torni -per quanto arricchito- all'esatto punto di partenza, da Body fino all’armonica della scintillante Waiting, nel mezzo l’alcol innesca un suggestivo gioco di specchi tra il vissuto degli Ol' Hickory (la sinuosa bellezza di Cold Steel Bars, la ‘poetica’ Ex Line…) ma sono buone le intenzioni, e Scarecrow alla fine scalda anche il cuore e non fa per niente fatica a infiammarsi tra Heaven, It Ain't Friday Night, Johnny e This Old Guitar.
Menzione speciale alle steel guitars che riempiono a strisce ondulate la deliziosa Tom Waits restituendo paesaggi rurali stilizzati dagli Ol’Hickory, davvero bravi a voler rileggere un country alla luce di un sound metropolitano e nervoso.
Scarecrow, come non volergli bene!



           



 

 
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